Chapter Text
“Just wrap me in your arms, in your arms
I don't wanna be nowhere else
take me from the dark, from the dark
I ain't gonna make it myself
put your arms around me
put your arms around me
let your love surround me
I am lost
I am lost.”
Nei suoi sogni, a volte (spesso), Luo Wenzhou tiene fra le mani un anello di ferro.
Lo sente reale sotto i polpastrelli, gelido e maligno, più concreto – quasi – del corpo tiepido che, ignaro dello sgomento che gli contrae i muscoli in spasmi violenti, riposa tranquillo al suo fianco.
(Lui è presenza costante e tenace – inevitabile –, lo accompagna nell’incoscienza del sonno, lo segue furtivo durante le ore di veglia – per Luo Wenzhou, adesso, non esiste più solitudine, nessuna incertezza a ostacolare i suoi passi.)
Nel momento in cui, con uno sforzo sovrumano, riesce infine a liberarsi dall’incubo, Luo Wenzhou spalanca gli occhi e si ritrova a fissare terrorizzato il soffitto. Avverte le gambe tendersi attorno a un groviglio di lenzuola umide, la gola che pulsa e si serra, il cuore impazzito nel petto.
Di solito – se è fortunato – gli bastano pochi minuti per tornare presente a sé stesso e realizzare che no, no, non è rimasto nei sotterranei bui di una vecchia segheria abbandonata, con i vestiti macchiati di polvere da sparo e sangue e l'anima a brandelli, preda di un dolore nero, divorante, un dolore impossibile da immaginare, da accettare, da sopportare – eppure.
Anche questa notte, nascosto nella penombra, Luo Wenzhou trema.
I contorni familiari della sua camera da letto, rischiarata a malapena dall’alone fioco di una lampada, prendono lentamente forma davanti al suo sguardo offuscato. Dai denti gli sfugge un sibilo lungo, sommesso.
Luo Wenzhou si volta sopra il cuscino e Fei Du è lì – è lì ed è vivo, vivo grazie al cielo, vivo e caldo e meraviglioso.
Deve concentrarsi su questo.
Fei Du – è – vivo.
Il ragazzo si sveglia, all'improvviso, ma Luo Wenzhou non ne è affatto sorpreso. Fei Du solleva le palpebre e lo guarda, lo scruta intensamente, con quelle sue iridi insondabili, splendenti, simili a lampi che guizzano al di là di pozze oscure e profondissime. Fei Du cerca le dita di Luo Wenzhou per annodarle alle sue e comincia a muoversi piano accanto a lui, silenzioso e sensuale come un gatto. Si avvicina e gli si preme contro, gli bacia la fronte e uno zigomo, con tenerezza lieve, avvolge e attira Luo Wenzhou a sé in un gesto intimo, sicuro, imperioso e delicato a un tempo.
Non gli fa domande. Non è necessario.
Perché Fei Du capisce, sempre.
Fei Du gli legge dentro.
La sua pelle è morbida, accogliente e irresistibile e Luo Wenzhou vi si abbandona, affonda in una presa solida che sa di fiducia e comunione, di appartenenza e possesso, di comprensione, di sostegno, di futuro – di casa.
“Ho solo bisogno di stare abbracciato a te” Luo Wenzhou gli sussurra a un soffio dalle labbra, “per tutta la vita”.
Fei Du fa scivolare le braccia dietro la schiena di Luo Wenzhou e ci si aggrappa stretto, strettissimo – sono i loro corpi a chiamarsi, a riconoscersi – in ogni curva, anfratto e straordinaria imperfezione –, a sciogliersi l'uno nell'altro come se da questo dipendesse la loro stessa salvezza, travolti (dominati consumati protetti) dalla furia di un sentimento tanto potente e feroce da non aver bisogno di parole per essere portato alla luce.
Perché tutto è già scritto sui loro volti, inciso a chiare lettere nei loro cuori.
“Il tuo posto è qui, Capitano”.
La bella bocca di Fei Du si schiude in un sorriso disarmato e sincero, dolce come il più proibito dei peccati, e altrettanto invitante.
Questo è il sorriso che voglio baciare.
“La tua casa è fra le mie braccia”.
E la tua fra le mie, amore mio.
“Can you hold me?
Can you hold me?
Can you hold me in your arms?”
Soundtrack: NF (ft. Britt Cole), Can you hold me.
