Chapter Text
Il tempo sembrava quasi sospeso quella mattina.
Dal suo furgoncino, illuminato da un sole già tiepido, Ryohei Sato osservava il cielo terso mentre serviva una spremuta al secondo cliente dell’ultima ora.
L’aria tiepida, carica della promessa dei sakura in arrivo.
Il fiume che tra poco sarebbe diventato una striscia rosa.
Gli uccellini che cantavano senza fretta.
“Ancora qualche settimana e questo posto sarà pieno di gente a farsi le foto.”
Si guardò intorno: tutto era già in ordine. Poteva permettersi una passeggiata lungo il fiume prima della ressa del pranzo.
Il cliente della spremuta se ne andò e, mentre stava abbassando lo sportello, intravide una figura barcollante arrivare da Koedo Street.
Una mano sporta in avanti, come a cercare equilibrio. L’altra stretta alla gola.
Ryohei scattò fuori dal portellone posteriore, il telefono già in mano, il 119 pronto sotto il pollice.
Era un ragazzo straniero.
In un attimo la mano del giovane si aggrappò disperata al bordo dello sportello, scivolando leggermente sulla vernice con un rumore stridulo. Le dita sbiancarono per lo sforzo.
«Help» ansimò senza fiato.
«Trapped.»
Gli occhi erano vacui, arrossati, come se qualcosa gli stesse strappando l’aria dai polmoni.
Ryohei balbettò qualche parola, scusandosi mentalmente per non conoscere meglio la lingua, e chiamò i soccorsi. Mentre rispondeva alle domande di rito, cercando di mantenere la calma, vide in un istante il bianco degli occhi riempirsi di sangue, il capo rovesciarsi all’indietro, il corpo cedere su sé stesso come una bambola di pezza.
Guidato dalla voce al telefono trovò il coraggio di tentare una manovra di primo soccorso.
Fu inutile.
Il ragazzo era già morto.
