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Un pomeriggio in cucina

Summary:

Aziraphale ha organizzato un piano per passare la giornata con Crowley - e magari per dichiararsi, alla fine. Ma Crowley riuscirà a cogliere gli indizi?

Ho scritto questa storia basandomi su uno dei prompt dell'#ineffablespringbreak di 10I4H.

Work Text:

“Mi raccomando, Crowley, fai attenzione. L’ispettore arriva a Oxford alle sei e non deve accorgersi di niente.”

“Ho tutto sotto controllo, Dagon. Sono già in viaggio e se questo stronzo si togliesse di mezzo…” La Bentley schizza sulla corsia di sorpasso e supera il tir, che suona il clacson talmente a lungo da coprire la risposta del duca infernale. Crowley riesce ad afferrare solo la parola cartella.

“Non ti sento!” Crowley gira la manopola del volume della radio. Proprio in quel momento il telefono squilla e il nome Aziraphale compare sullo schermo.

“Crowley, insomma…”

“Dagon mi dispiace, c’è traffico, devo andare.” Crowley spegne la radio troncando il suo superiore nel bel mezzo dell’ennesimo cazziatone e accetta la chiamata sul cellulare. “Che succede?”

La voce di Aziraphale ha il tono da sono nei guai. “Crowley, hai un momento? Sono impegnato in cucina e ho finito il burro. Saresti così gentile da portarmene un panetto?”

“In realtà sono sulla M25, devo – ti muovi, cazzo? – Non puoi miracolarlo, il burro?”

“Quello di Jesse è migliore di qualsiasi miracolo.” L’angelo fa una pausa e Crowley riesce quasi a vedere il suo sguardo desolato e la piega triste del labbro inferiore. “Ma se non puoi…”

Crowley lancia un’occhiata all’orologio e sospira. “Arrivo.”

 

Mezz’ora dopo, la Bentley si ferma sgommando davanti alla caffetteria spingendo un ciclista sul marciapiede, e Crowley esce dalla macchina reggendo una busta di carta strapiena. Apre la porta della libreria spingendola con il piede e viene accolto da un profumo invitante (Latte? Uova?) accompagnato dallo sfrigolio allegro di qualcosa che cuoce in padella. Non è mai stato nella cucina di Aziraphale, non è entrato in nessuno dei suoi spazi privati, ma segue il profumo e la voce dell’angelo che canticchia e si ferma sulla porta della stanza con uno Ngk.

Aziraphale è ai fornelli, così concentrato che non si è accorto del suo arrivo. Indossa una camicia con le maniche arrotolate fino ai gomiti e un grembiule da cucina a scacchi bianchi e azzurri che esalta i suoi occhi – dopo più di seimila anni, Crowley non ha ancora capito con esattezza di che colore siano. Si è tolto anche il cravattino, i primi bottoni della camicia sono slacciati e un ricciolo di peli biondi spunta dalla scollatura.

Vicino ai fornelli ci sono tre crepes fumanti su un piatto e proprio mentre Crowley lo guarda Aziraphale gira la quarta, che sta ancora cuocendo, con uno scatto deciso del polso. Solo in quel momento alza lo sguardo e i suoi occhi si spalancano quando incontrano quelli del demone.

“Oh, mio caro, sei già qui? Metti tutto sul tavolino. Cos’hai portato?”

“Beh, prima di tutto ecco il tuo burro.” Crowley lo appoggia sul tavolo coperto da una tovaglia gialla. “Poi del cheddar rosso, del Derby al Porto e del Leicester red devil – Jesse mi ha detto che è il tuo preferito.” Mentre parla Crowley sente le guance scottare, così toglie i formaggi dalla busta e spera che l’angelo non si sia accorto di niente. “E poi una bottiglia di latte fresco, l’hanno consegnato proprio mentre aspettavo il mio turno.”

“Ah, perfetto.” Aziraphale prende la bottiglia con un sorriso entusiasta. “Lo userò per la besciamella.”

Crowley sposta una delle sedie intorno al tavolo e si siede. “Posso guardare?”

“Perché non mi aiuti, già che ci sei?”

Crowley non sa cucinare, ma l’occasione di passare un po’ di tempo con Aziraphale – e con quell’Aziraphale, poi, con gli avambracci scoperti, la camicia slacciata e il grembiule – è troppo ghiotta per rinunciarci, così gracchia: “Cosa devo fare?”

“Per prima cosa togliti la giacca, così non rischiamo di rovinarla.”

Crowley la appoggia sulla sedia e quando si gira Aziraphale ha in mano un grembiule rosso fuoco con l’immagine di una frusta da cucina e la scritta “Sbatti FORTE”. Se confessare all’angelo di essersi informato sui suoi gusti al caseificio l’aveva fatto arrossire, adesso raggiunge quasi il punto di fusione.

“Io non me lo metto, quello.”

“Cos’ha che non va? Visto che la useremo davvero, la frusta, mi sembrava divertente.”

“Sì, certo. Da morire dal ridere.” Il demone strappa il grembiule dalle mani dell’angelo, che si sposta alle sue spalle per annodargli i lacci dietro la schiena. Deve aver stretto troppo, perché Crowley fa fatica a respirare.

“Va bene così?”

“Perfetto.” mugugna il demone.

“Allora cominciamo: metti il latte sul fuoco e quando si è scaldato aggiungi il burro.”

Non sembra difficile. Mentre Crowley lavora, Aziraphale, accanto a lui, finisce di preparare le crepes e il profumo dell’impasto si mescola a una fragranza più sottile, di iris e violetta.

“Hai cambiato colonia?”

“No, è un profumo che, ehm, avevo lì da anni e ho pensato di provarlo.”

“Mi piace.”

“Davvero?” Aziraphale posa una mano alla base della schiena di Crowley. “Adesso aggiungiamo la farina. Mescola forte con la frusta o si formeranno i grumi.”

Conserva la dignità, Crowley. Lo so che è bello e profuma e che vorresti spingerlo sul tavolo e spogliarlo e… cazzo. Guarda solo il pentolino. Controllati. Sii zen.

Crowley non è mai stato zen, ma se vuole sopravvivere a quel momento deve fidarsi della sua voce interiore, che però si riduce a una scarica di rumore bianco quando l’angelo scivola alle sue spalle, gli prende i polsi e lo spinge ad accelerare il movimento della frusta. “Forte, mio caro. Senza paura, non gli fai male.”

“Va bene, va bene, ho capito.” Crowley si sforza di intavolare una conversazione intelligente. “Come… come vanno le cose? Notizie dal Paradiso?”

Aziraphale va al tavolo per tagliare degli champignon a fette sottili e sospira. “Sandalphon è venuto ieri e ha ficcanasato dappertutto, non so cosa cercasse. Ho l’impressione che Gabriel mi chiamerà presto per fare rapporto.”

“Non capisco perché non vuoi mandarmi al posto tuo almeno una volta. Potrei prendere le tue sembianze e dirgliene quattro, a quel borioso insopportabile.”

“Ma dopo la tua esibizione sarei io a rischiare il posto. Non ho nessuna intenzione di ritrovarmi a fare l’archivista.” Aziraphale rabbrividisce.

“Già, hai ragione. Non ci avevo pensato.”

“Grazie, comunque, sei gentile a volermi aiutare. Come sta andando?”

“Non ho ancora bruciato niente, ma se vuoi venire a dare un’occhiata…”

“Oh, è perfetta.” L’angelo apre la bottiglia di latte e versa il contenuto nel pentolino di Crowley. Le loro mani si sfiorano e il demone non è sicuro che il contatto sia stato casuale. “Mescola per altri cinque minuti e ci siamo.”

Aziraphale torna al suo fianco e mette a soffriggere dell’aglio. “E tu? Dove stavi andando quando ti ho telefonato?”

Crowley scrolla le spalle. “Oh, Dagon mi ha affibbiato una grana di cui avrebbe dovuto occuparsi lui e mi ha mandato a Oxford.”

“Non ti ho messo nei guai, vero?”

“Angelo, stare qui è decisamente meglio che rimediare ai casini di un duca infernale. Mi inventerò qualcosa.”

Aziraphale gli accarezza il braccio e versa i funghi nella padella. Si muove con gesti precisi, con la punta della lingua tra le labbra, e Crowley ha una voglia pazzesca di lasciare pentole e padelle al loro destino e di baciarlo fino a fargli dimenticare come si chiama. E l’angelo non avrebbe niente da ridire, ne è sicuro. La scusa patetica del burro, il profumo, i tocchi gentili, le carezze. Sarebbe così sbagliato prenderlo per quel dannato colletto, sentire il suo corpo morbido sotto le dita e fargli uscire un altro tipo di suoni dalla bocca, al posto di quelle chiacchiere vuote?

“Aziraphale…”

L’angelo lo guarda negli occhi. “Sì, tesoro?”

Io lo voglio e lo vuoi anche tu, lo so. Facciamolo e basta.

Ma non riesce proprio a dirlo. Forse Aziraphale è solo gentile e lui sta fraintendendo tutto. Gli ha detto che dovrà fare rapporto in Paradiso, e Crowley sa quanto questo lo renda nervoso, anzi forse è per questo che sta cucinando. Non è proprio il caso di scombussolarlo ancora di più. E se dicesse di no? Se il rifiuto di Dio gli ha fatto male, un rifiuto di Aziraphale lo distruggerebbe, e lui ricorda fin troppo bene il 1967.

Vai troppo veloce per me, Crowley.

Quanto vorrebbe che fosse l’angelo a fare il primo passo.

“Penso che sia pronta, che ne dici?”

Negli occhi di Aziraphale brilla un luccichio deluso e la voce interiore di Crowley diventa un ruggito. Stupido, sei un maledetto stupido, aspettava solo che tu dicessi qualcosa!

“Sì, è perfetta. Vieni.”

Ormai il momento è passato. Crowley si fa spiegare dall’angelo come finire le crepes, le mangia insieme a lui cercando di non fissargli la bocca e quando i piatti sono vuoti si toglie il maledetto grembiule.

“Senti, passiamo la giornata insieme, domani. Voglio farti vedere l’Alnwich Garden, hanno una sezione dedicata alle piante velenose.”

Non è la più romantica delle proposte, ma Aziraphale sorride deliziato e l’atmosfera diventa subito più leggera. “Mi piacerebbe moltissimo.”

“Allora passo a prenderti domattina. Ah, hai un po’ di farina sul viso.”

L’angelo si tocca subito una guancia. “Dove?”

“Proprio qui.” Crowley gli bacia la punta del naso. Per un attimo, un paio di secondi soltanto, le mani di Aziraphale si posano sulla sua schiena, lo accarezzano esitanti. Per un attimo, Crowley si concede il lusso di abbracciarlo e di posare le labbra sulle sue. È un istante, ma quando si separano l’angelo ha le guance arrossate e gli occhi luminosi.

Aziraphale gli sistema la sciarpa argentata. “A domani, allora.”

Crowley si rimette gli occhiali e se ne va. Domani non si lascerà sfuggire l’occasione come un idiota. Domani glielo dirà.