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Era una sera come tante altre ma per Adelaide no. Era nervosa.
Quasi stizzita. Girava la forchetta nel piatto ma il cibo sembrava nemmeno lo vedesse.
Marcello continuava a parlarle fino a che non si decideva a chiedere cosa non andasse.
"Amore che c'è?" Le chiese sottovoce, evitando che gli altri ospiti del ristorante sentissero.
"Niente" rispose lei. "
Amore non mentire. Lo sai che ti conosco. Preferisci che andiamo a casa e ne parliamo? Tanto lo so che quel cibo non lo tocchi più" Le prese la mano e le sorrise per cercare di tranquillizzarla un po'. Ma lei la scostò come se lui fosse fuoco.
"Mi è passata la fame. Se fossi arrivato puntuale forse" rispose stizzita.
"Amore lo so hai ragione. E ti prometto che dopo mi farò perdonare " le riprese la mano e facendole l'occhiolino le accarezzò il dorso.
"Sarà meglio per te che mi spieghi cosa sta succedendo." Risposte ancora arrabbiata.
Uscirono dal ristorante e Marcello propongono "ti va di fare una passeggiata? Si sta così bene".
"Marcello non rimandare l'inevitabile. Lo sai che mi irrita questo atteggiamento. Se devi dire qualcosa, parla"
Era qualche giorno, qualche settimana ormai che aveva una sensazione strana. Lo sentiva a tratti distante, sempre indaffarato. Non aveva quasi mai tempo.
Rientrava tardi da lavoro diceva lui.
Per carità, con lei era il Marcello di sempre. Rispettoso, dolce, premuroso, la riempiva come al suo solito di attenzioni, piccoli doni che per lei erano sempre stati più grandi di qualsiasi oggetto prezioso.
Ma percepiva che qualcosa non andava. C'era qualcosa che non tornava.
E lei aveva paura. Una fottuta paura che la sua paura più grande si stesse materializzando davanti ai suoi occhi. E la cosa peggiore è che lei pur percependola vividamente, non riuscisse a fare niente per fermarla.
Lui le prese la mano come se, come succedeva sempre lui percepisse e leggesse i suoi pensieri. Era sempre stata un libro aperto per lui. E questa cosa l'aveva sempre spaventata e calmata allo stesso tempo. Perché non erano mai servite tante parole tra loro. Bastava uno sguardo e tutto diventava nitido, chiaro, cristallino.
Le baciò la mano e le disse "Fidati di me"
"E sia. Ma ti avviso che stanotte non ti lascerò dormire fino a quando non mi dirai tutta la verità. Nient'altro che la verità"
Pur avendo tutta quella paura non riuscì a togliere la mano dalla sua.
Camminarono mano nella mano per un lungo tragitto. Nel silenzio. Ma ogni tanto sentiva su di sé lo sguardo di Marcello.
Ad un tratto lei tremò. Forse l'ansia. Forse la leggera brezza di una sera di giugno. In una Milano che dell'estate ancora faticava a sentirne traccia.
Era talmente in ansia che lei non si accorse nemmeno dove erano arrivati.
Fino a quando non si ritrovò abbracciata da dietro. Era nervosa lo stesso ma nel suo abbraccio si rilassava completamente.
Chiuse gli occhi e provò a calmarsi. A cercare di trovare la lucidità necessaria.
Stava diventando pazza. Aveva bisogno di sapere. Non ce la faceva più.
Perché quell'atteggiamento?! Avevi un'altra? Si era stancato già di lei? Come poteva biasimarlo. Era così giovane. Così bello. Così dannatamente bello. E lei si, poteva ritenersi bella ma sicuramente non paragonabile a tutte le belle ragazze giovani che poteva avere lui.
Si girò per tempestarlo di domande.
Ma lui era sparito. Dove diavolo era finito ora?!
Si accorse di due cose: Lei era sola. E cosa principale, era sola davanti al Duomo.
Come avevano fatto a camminare per così tanto? E soprattutto lui dove diavolo era finito. Si infuriò ancora di più. Ormai era palese qualcosa da nascondere. Ma cascasse il mondo l'avrebbe sentita fino all'altra parte del mondo stavolta.
Stava per incamminarsi verso un taxi quando sentì il rumore di passi venire dietro di lei. Ma ne era certa non erano i suoi. Gli avrebbe riconosciuti tra mille ormai, anche a occhi chiusi.
Ebbe un po' di paura e maledì di essersi fidata di lui e di essere sola. Si girò in quella direzione e notò che stava venendo nella sua direzione.
Indossò la sua maschera da contessa temibile. Tanto ormai, peggio di così non poteva andare. Al massimo, gliene avrebbe cantato quattro e ci sarebbe passato anche lui.
Ma l'uomo si fermò un po' distante da lei e si preparò per suonare. La solita animazione si disse e si tranquillizzò.
Poi senti passi. Quei passi. I suoi passi preferiti.
Si girò. E la prima cosa che vide era un bellissimo mazzo di rose rosse. Le sue preferite.
Nel frattempo il musicista cominciò a suonare la sua canzone preferita. E lei iniziò a tremare.
Era dannatamente bello come il sole. Anzi come la luna piena che gli accompagnava in quella notte per essere più precisi.
"Mia amata contessa vuole concedermi questo ballo?" Lei annuì. Non sarebbe mai riuscita a proferire parola.
Ballavano stretti stretti a passo lento ma dolce. Guardandosi negli occhi Senza staccarli mai gli uni dagli altri. Con i cuori che battevano all'unisono, all'impazzata.
Ma qualcosa nella testa di Adelaide iniziò a girare vorticosamente. Cominciavano a tornare. Forse.
Ad un tratto la musica finì e lui si staccò da lei. Si ritrovò a pensare "ecco ho pensato troppo in fretta"
Ma non aveva nemmeno finito il pensiero che si ritrovò lui in ginocchio con una scatolina aperta e un anello bellissimo che brillava sicuramente più dei loro occhi e con una lavorazione che ci saranno volute settimane per realizzarla e un disegno non indifferente.
Adelaide frena, respira, non piangere. pensato lei velocemente. non sta succedendo davvero. O forse sì.
"Contessa Adelaide di Sant'Erasmo aveva studiato un discorso da settimane ma non me lo ricordo più..quindi vuoi farmi l'immenso onore di diventare mia moglie?"
Lei scoppiò in lacrime e tremò visibilmente e Senza sapere nemmeno come, rispose "Marcello Barbieri io giuro che ti ammezzerei per i giorni che mi hai fatto passare ma non oggi.. oggi ti sei salvato e si voglio diventare tua moglie".
Lui le mise all'anello al dito visibilmente scosso ma felice. La musica riprende a suonare per loro. Lui la baciò, la fece roteare ridendo felici e spensierati e ballando tornarono a baciarsi.
Parecchie ore dopo lui dormiva felice e sereno tra le sue braccia e lei che lo guardava più innamorata che mai con il lucicchio di quell'anello che brillava almeno quanto i suoi occhi in quel momento si ripromise che non avrebbe mai più permesso alle sue paure di offuscare la mente.
Mai più.
